Se c’è una scena che ho visto ripetersi mille volte, è questa: il trasportino appare “solo quando succede qualcosa”, e il gatto, come se avesse un radar, sparisce sotto il letto in due secondi. Eppure il punto è proprio lì: non è il trasportino a essere “terribile”, è l’associazione che abbiamo costruito senza accorgercene. La buona notizia è che esiste davvero un trucco che, nella pratica, funziona quasi sempre.
Il trucco che funziona sempre: renderlo parte della casa
Il segreto non è convincere il gatto all’ultimo momento, ma smettere di far comparire il trasportino come un presagio. Il metodo più efficace è lasciare il trasportino aperto e accessibile in una zona quotidiana, per giorni o settimane prima di qualsiasi viaggio o visita.
In altre parole, diventa un mobile come gli altri. Un rifugio. Una tana. E il gatto, che ama controllare e conoscere il territorio, prima o poi ci entrerà.
Dove metterlo (e perché conta più di quanto pensi)
Scegli un punto “vivo” della casa, non un corridoio freddo o lo sgabuzzino. Idealmente:
- vicino al luogo in cui riposa spesso
- in una stanza dove passi tempo anche tu
- lontano da lavatrice, aspirapolvere e rumori improvvisi
- con lo sportello ben aperto e stabile (niente che sbatta)
Se puoi, togli anche la parte superiore per i primi giorni, così sembra una cuccia e non una trappola.
Rendilo irresistibile: odori e oggetti familiari
I gatti ragionano molto con l’odore. Se dentro “sa di plastica e negozio”, non lo sentiranno mai come casa. L’obiettivo è trasformarlo in un posto che profuma di sicurezza.
Prova così:
- una coperta con il suo odore (o una su cui dorme già)
- un tuo indumento usato (maglietta o felpa)
- uno o due giochi preferiti
- un pizzico di erba gatta (se la gradisce)
Questo passaggio è semplice, ma potentissimo: stai dicendo al suo cervello “qui dentro non succede nulla di strano”.
Associazioni positive: il trasportino “porta” cose belle
Il passaggio successivo è creare rinforzo positivo. Non serve forzarlo a entrare. È molto meglio premiarlo per micro-avvicinamenti, perché è così che si costruisce fiducia.
Ecco una progressione che di solito fila liscia:
- snack vicino all’ingresso del trasportino
- snack appoggiati appena dentro
- pasto servito con ciotola dentro (se accetta)
- carezze e voce calma quando si infila spontaneamente
Se ti interessa la logica dietro, è la stessa del condizionamento: un’esperienza neutra diventa positiva perché la colleghi costantemente a qualcosa di piacevole.
Chiudere lo sportello senza drama: micro-tempi e calma assoluta
Quando lo vedi entrare con naturalezza, inizia la parte “delicata”, ma solo in apparenza. Non devi passare da “porta aperta” a “viaggio di un’ora”.
Fai così, in modo graduale:
- chiudi lo sportello per 1 o 2 secondi, poi riapri e premia
- aumenta a 10, 20, 30 secondi nei giorni successivi
- solleva il trasportino per un attimo, appoggialo, premia
- fai piccoli spostamenti in casa
- solo dopo, brevi giri in auto (2 o 3 minuti)
La regola d’oro è una: se il gatto va in panico, stai correndo. Torna allo step precedente.
Il giorno del viaggio: piccoli accorgimenti che cambiano tutto
Quando arriva il momento, puoi ridurre lo stress con dettagli pratici:
- fissa il trasportino al sedile con la cintura di sicurezza
- coprilo parzialmente con un telo leggero (meno stimoli visivi)
- parla con tono normale, niente “oddio poverino” che alza la tensione
- evita il pasto subito prima (meglio un intervallo)
Se il tragitto è lungo, organizzati con acqua e una soluzione per i bisogni (alcuni gatti accettano una mini lettiera portatile, ma va provata prima, non improvvisata).
Se è un gatto adulto “difficile”: cosa fare davvero
Con gatti adulti si può fare, serve solo più tempo. Inizia con anticipo e punta su routine e coerenza. Se noti stress importante (salivazione, tremori, vocalizzi intensi), ha senso sentire il veterinario: a volte feromoni calmanti o un supporto mirato rendono tutto più gestibile.
Alla fine, il punto è semplice: il trasportino non deve essere il simbolo del veterinario o dell’ignoto, ma un posto che esiste sempre, e che non tradisce mai. Quando diventa un rifugio, il “momento della fuga” sparisce quasi da solo.


