C’è un momento, quando ti infili in una strada di pietra e senti l’eco dei passi tra le case, in cui capisci perché i borghi italiani stanno diventando la “fuga perfetta”. Non è solo questione di foto, è una sensazione: aria più lenta, dettagli più veri, e quella meravigliosa impressione di essere arrivati nel posto giusto, anche senza averlo cercato troppo.
Perché nel 2026 i borghi saranno ancora più ambiti
I numeri raccontano una storia chiara: l’Italia dei piccoli comuni continua a sedurre, e nel 2026 si stima che oltre 2.600 borghi possano accogliere più di 21,3 milioni di arrivi. È come se stessimo riscoprendo un modo diverso di viaggiare, fatto di piazze raccolte, cucine locali, artigiani, panorami improvvisi dietro una curva.
E non sorprende che crescano anche esperienze come il destination wedding, perché certi luoghi sembrano progettati per emozionare senza bisogno di grandi scenografie.
La “lista” che conta: borghi certificati e borghi ospiti
Quando si parla di selezione, c’è un riferimento preciso: l’associazione “I Borghi più Belli d’Italia” mantiene un catalogo aggiornato di 363 borghi certificati e 8 borghi ospiti (cioè comuni oltre i 15mila abitanti, ma con un centro storico di valore). È una sorta di bussola per orientarsi, utile quando vuoi essere sicuro di trovare qualità urbana, patrimonio storico e cura del territorio.
Le nuove destinazioni in evidenza per il 2026 (quelle da segnare subito)
Qui entra la parte divertente: scegliere. Questi borghi, messi in evidenza per il 2026, hanno personalità molto diverse tra loro, e proprio per questo funzionano per gusti e stagioni differenti.
- Limone sul Garda (Lombardia): affacciato sul lago, profuma di agrumi e storia. La sua tradizione di limoni e arance è un dettaglio che resta addosso, come un ricordo “solare”.
- Pieve di Teco (Liguria): portici medievali e palazzi storici, perfetto se ami camminare anche quando piove, riparato ma sempre dentro la bellezza.
- Castelvetro di Modena (Emilia Romagna): la piazza della Dama a scacchiera è una calamita. Intorno, un territorio che parla di aceto e vino, con quel senso di “buono” tipico di queste terre.
- Cusano Mutri (Campania): pietra, vicoli stretti, scalinate. È il borgo che sembra rimasto autentico per scelta, circondato da natura che invita a respirare più a fondo.
- Rivello (Basilicata): domina la vallata con architetture medievali e rinascimentali, e scorci panoramici che arrivano all’improvviso.
- Borgo il Piazzo a Biella (Piemonte): raggiungibile in funicolare, ti regala una prospettiva diversa sulla città, come se la osservassi da un piccolo palcoscenico.
- Borgo Vecchio a Termoli (Molise): tra Castello Svevo e Adriatico, offre una terrazza sul mare che sa di vento e di partenze.
Altri borghi consigliati per il 2026 (per itinerari sorprendenti)
Se ti piace costruire un viaggio “a tappe”, questi nomi sono ottimi per una lista personale, magari da spuntare nel corso dell’anno:
- Gargnano (Lombardia): ville maestose, antiche limonaie, atmosfera elegante sul Garda.
- Madruzzo (Trentino): Valle dei Laghi, perfetto per cicloturismo e soste in cantina.
- Summonte (Campania): vicoli e pietre antiche, e la vista dalla Torre Angioina che ripaga ogni salita.
- Monte Castello di Vibio (Umbria), Urbania (Marche), Tagliacozzo (Abruzzo), Casperia (Lazio), Sepino (Molise): nomi diversi, stesso filo conduttore, identità locale e ritmo umano.
Come scegliere il borgo giusto (senza pentirti dopo)
A me aiuta pensarla così: non esiste “il più bello”, esiste quello giusto per quel weekend.
- Se vuoi acqua e luce, punta su Garda o Adriatico (Limone, Gargnano, Termoli).
- Se cerchi storia da passeggio lento, vai di portici e centri medievali (Pieve di Teco, Castelvetro).
- Se hai bisogno di natura, scegli borghi più raccolti e montani (Cusano Mutri, Madruzzo).
- Se ami i punti panoramici, cerca quelli “in quota” o dominanti (Rivello, il Piazzo).
La vera tendenza: autenticità che non si compra
Quello che rende i borghi dei piccoli “laboratori” è la capacità di tenere insieme tradizioni, paesaggio e vita quotidiana. In fondo, è turismo che assomiglia a un incontro, non a una corsa. E forse è per questo che, tra una scalinata e una piazza, ci ritroviamo a capire davvero cosa significa borgo: un luogo che non si visita soltanto, ma si vive, anche solo per due giorni.

