Il metodo giapponese che può aiutare le tue piante a rifiorire più spesso

Hai appena finito di staccare i fiori secchi da un’azalea sul balcone. Non è quasi mai questione di trovare un fertilizzante “magico”: di solito conta molto di più il modo e il momento in cui metti mano alla pianta. Nei giardini giapponesi, ciò che viene collegato più spesso a una fioritura regolare non è un prodotto speciale, ma una potatura paziente, precisa e ripetuta, pensata per accompagnare la crescita.

La logica del metodo giapponese

Nei giardini tradizionali giapponesi la potatura serve a stimolare nuova vegetazione, a prepararla per le future gemme fiorali. Un modo di intervenire legato al mondo del bonsai, portato anche su arbusti e piccoli alberi ornamentali, non solo su esemplari in vaso.

È un’idea che viene da lontano e si ritrova anche nello spirito del Sakuteiki, antico testo legato all’arte dei giardini: il giardiniere non mette una forma a caso sulla pianta, ma osserva la natura della pianta e si muove insieme a lei.

Perché può tornare a fiorire più spesso

Togliendo il superfluo, la pianta riesce a gestire con più equilibrio le sue energie. In pratica succede che:

  • arriva più luce anche dentro, nelle parti più interne e un po’ nascoste
  • si muove meglio la circolazione dell’aria
  • fa meno fatica sui rami deboli o che non producono quasi niente
  • riesce più facilmente a emettere nuovi getti, da cui poi possono spuntare altri fiori

Chi coltiva camelie, azalee, ortensie o rosai nota che una pianta lasciata andare da sola, senza controllo, produce un sacco di foglie e pochi fiori, oppure una sola fioritura tutta insieme. Una pianta seguita con costanza rimane più bilanciata.

La rifioritura non è garantita, perché entra in gioco anche specie, varietà, esposizione, concimazione e clima. La potatura non rimpiazza le necessità fondamentali della pianta.

Come si mette davvero in pratica

Il metodo giapponese si basa su interventi piccoli, fatti con costanza.

I gesti più utili

  1. Togliere i fiori appassiti, quando la specie lo sopporta.
  2. Pizzicare le punte più giovani, cioè staccare con le dita o con piccole forbici la cima dei nuovi getti.
  3. Levare i rami interni, secchi o che si incrociano.
  4. Ritoccare la forma a piccoli passi.

Nei giardini giapponesi si usano forbici molto sottili, pinze e, a volte, anche piccoli pesi o legature per guidare la direzione dei rami.

Capire se la tua pianta ne ha davvero bisogno

Prima di prendere in mano le forbici, fai tre controlli:

  • nota dove compaiono i fiori, se spuntano sui rami dell’anno o su quelli più vecchi
  • guarda se al centro la chioma è troppo fitta e in ombra
  • osserva se ci sono rami forti, pieni di vigore, ma con pochi fiori

Ci sono piante che si potano appena finita la fioritura, altre invece aspettano la fine dell’inverno.

Gli errori più comuni

Uno degli sbagli più frequenti è credere che, tagliando di più, spunteranno anche più fiori. Se si pota troppo, la pianta spesso reagisce buttando fuori quasi solo foglie e nuovi rami. Una cosa simile può succedere anche quando si usano concimi troppo ricchi di azoto: la pianta cresce.

Conviene procedere con calma, dando alla pianta il tempo di “rispondere” per qualche settimana. Piccoli ritocchi, poi si aspetta.

Kokedama e altre influenze giapponesi

Tra le tecniche giapponesi c’è anche il kokedama, cioè la coltivazione in una sfera di terra e muschio. Non nasce con l’idea di far spuntare più fiori a comando, però tende a mantenere le radici in una situazione più stabile, soprattutto se il substrato drena bene.

guarda meglio, togli il superfluo, accompagna.

Redazione Mister News

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